La dieta Low FODMAP rappresenta oggi uno degli strumenti nutrizionali più efficaci nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e della sovra crescita batterico/fungina intestinale (SIBO), condizioni caratterizzate da disturbi gastrointestinali ricorrenti come gonfiore, dolore addominale, meteorismo, diarrea, stipsi o alvo alterno. Si tratta di un protocollo nutrizionale strutturato, basato su solide evidenze scientifiche, che ha come obiettivo principale la riduzione dei sintomi attraverso una modulazione mirata dell’alimentazione, senza ricorrere a restrizioni inutili o prolungate.
I FODMAP sono carboidrati a corta catena (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) che, in soggetti predisposti, risultano scarsamente assorbiti a livello intestinale. Una volta giunti nel colon, vengono fermentati dalla flora batterica producendo gas e richiamando acqua, con conseguente comparsa di distensione addominale, dolore, alterazioni dell’alvo e senso di pesantezza. Nella SIBO, in particolare, la fermentazione potrebbe già avvenire nell’intestino tenue, amplificando la sintomatologia.
Il protocollo Low FODMAP non è una dieta restrittiva fine a sé stessa, ma un percorso strutturato che si articola in due fasi fondamentali, guidate dal nutrizionista.
Prima fase: esclusione e riequilibrio intestinale
La prima fase prevede una esclusione temporanea degli alimenti ad alto contenuto di FODMAP, con l’obiettivo di diminuire la fermentazione intestinale e alleviare i sintomi. In questa fase non ci si limita a “togliere” gli alimenti problematici, ma si lavora in modo mirato sul ripristino delle funzioni intestinali.
È un momento fondamentale per sostenere il microbiota, ridurre l’infiammazione della mucosa e favorire la riparazione della barriera intestinale (leaky gut). Attraverso un’alimentazione ben strutturata e, quando necessario, l’utilizzo mirato di integrazioni specifiche, si crea un ambiente favorevole alla normalizzazione della funzione digestiva e alla riduzione della sensibilità viscerale.
Seconda fase: reintroduzione e personalizzazione
Una volta ottenuta una riduzione significativa dei sintomi, si passa alla fase di reintroduzione graduale. Questo passaggio è essenziale e rappresenta il cuore del percorso Low FODMAP: gli alimenti esclusi vengono reintrodotti uno alla volta, in quantità controllate, per valutare la tolleranza individuale.
L’obiettivo non è mantenere una dieta restrittiva nel lungo periodo, ma costruire un’alimentazione la più varia possibile, individuando con precisione quali gruppi di alimenti o quali quantità risultano problematici per la singola persona.
In questo processo, i sintomi diventano una vera e propria guida clinica: il corpo fornisce segnali chiari che permettono di modulare la dieta in modo personalizzato, evitando esclusioni inutili e favorendo una relazione più serena con il cibo.
Un approccio personalizzato e funzionale
La dieta Low FODMAP, se applicata correttamente, non è una dieta “standard”, ma uno strumento terapeutico dinamico. Inserita in un approccio di medicina funzionale, consente di lavorare non solo sui sintomi, ma sulle cause profonde del disturbo, tenendo conto di fattori come lo stato del microbiota, la permeabilità intestinale, lo stress, lo stile di vita e la storia clinica della persona. Il ruolo del nutrizionista specializzato è fondamentale nel guidare ogni fase del percorso, adattando le scelte alimentari alle esigenze individuali e accompagnando la persona verso un’alimentazione equilibrata, sostenibile e compatibile con una buona qualità di vita. L’obiettivo finale è mangiare in modo consapevole e rispettoso del proprio intestino.


