La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione multifattoriale in cui spesso convergono alterazioni della motilità intestinale, disbiosi, infiammazione di basso grado e aumentata permeabilità della mucosa. In un numero crescente di pazienti, soprattutto in presenza di sintomi persistenti e fluttuanti, emerge anche un coinvolgimento legato alla sensibilità o intolleranza al nichel, un metallo ubiquitario nell’ambiente e negli alimenti, in grado di influenzare in modo significativo l’equilibrio intestinale e immunitario.
Il ruolo del nichel nei disturbi intestinali
Il nichel è un oligoelemento largamente presente negli alimenti, nell’acqua, nei cosmetici e negli utensili di uso quotidiano. In soggetti predisposti, l’accumulo di nichel può attivare una risposta infiammatoria sistemica, nota come Sindrome Sistemica da Allergia al Nichel (SNAS), che spesso si manifesta non solo con dermatiti, ma anche con sintomi gastrointestinali quali gonfiore, meteorismo, dolore addominale, alvo alterno, nausea e reflusso.
Nel contesto della sindrome dell’intestino irritabile, il nichel può agire come fattore aggravante, aumentando la permeabilità intestinale, alterando la composizione del microbiota e favorendo una risposta immunitaria cronica di basso grado. Questo spiega perché molti pazienti con IBS non rispondano completamente ai protocolli standard finché non viene considerata anche la componente legata al carico di nichel.
L’approccio funzionale
Gli studi del dottor Mauro Maccarinelli hanno contribuito a chiarire il ruolo del nichel nei disturbi intestinali funzionali, proponendo un approccio integrato che combina alimentazione mirata, sostegno detossificante e modulazione del sistema immunitario. Secondo questo modello, l’obiettivo non è soltanto ridurre l’introduzione alimentare di nichel, ma anche migliorare la capacità dell’organismo di eliminarlo.
La strategia nutrizionale prevede una fase iniziale di riduzione dell’apporto di nichel, evitando alimenti notoriamente ricchi come cacao, pomodori, legumi, frutta secca, cereali integrali, soia e alcuni vegetali. Parallelamente, viene posta particolare attenzione alla salute della mucosa intestinale, favorendo alimenti ben tollerati, facilmente digeribili e poveri di sostanze irritanti.
Fitoterapia e supporto alla detossificazione
Nel percorso di detossificazione dal nichel, la fitoterapia riveste un ruolo fondamentale. Alcune piante officinali vengono utilizzate per sostenere i processi di drenaggio epatico, intestinale e renale andando a migliorare la funzionalità emuntoriale dell’intero organismo e riducendo lo stato infiammatorio.
In parallelo, l’integrazione mirata può favorire il ripristino e il rafforzamento della barriera intestinale e mantenere un sostegno attivo dell’attività enzimatica che consentirà di modulare la risposta immunitaria riducendo la reattività verso il nichel e altri alimenti potenzialmente irritanti.
Overlap tra nichel, istamina e FODMAP
Un aspetto cruciale nella pratica clinica è la frequente sovrapposizione tra sensibilità al nichel, intolleranza all’istamina e problematiche legate ai FODMAP. Molti alimenti ricchi di nichel sono anche ad alto contenuto di istamina o FODMAP, rendendo il quadro sintomatologico complesso e talvolta confuso. Per questo motivo, è fondamentale un’attenta valutazione individuale che consenta di distinguere i diversi trigger e di strutturare un piano alimentare personalizzato.
In questi casi, l’approccio più efficace non è la restrizione indiscriminata, ma una modulazione progressiva e guidata dell’alimentazione, volta a ridurre il carico infiammatorio complessivo, migliorare la tolleranza intestinale e ampliare gradualmente la varietà alimentare.
Un percorso personalizzato e integrato
La gestione dell’intestino irritabile associato a sensibilità al nichel richiede un approccio multidimensionale, che integri nutrizione clinica, fitoterapia e strategie di riequilibrio intestinale. Il nutrizionista specializzato ha il compito di guidare il paziente in un percorso personalizzato, basato sull’ascolto dei sintomi, sull’osservazione delle risposte individuali e su un’attenta modulazione dell’alimentazione nel tempo. L’obiettivo finale non è l’eliminazione permanente di interi gruppi alimentari, ma il recupero della tolleranza, la riduzione dell’infiammazione sistemica e il miglioramento duraturo della qualità di vita, restituendo all’intestino la sua naturale capacità di adattamento ed equilibrio.


