La dieta Paleo, o paleolitica, rappresenta uno degli approcci nutrizionali più studiati e utilizzati in ambito di medicina funzionale per il supporto delle patologie autoimmuni e dei quadri di neuroinfiammazione. Questo modello alimentare non nasce come una semplice “dieta”, ma come una strategia nutrizionale mirata a ridurre i fattori pro-infiammatori, sostenere il sistema immunitario e favorire il ripristino dell’equilibrio fisiologico dell’organismo.
Autoimmunità e infiammazione cronica
Le patologie autoimmuni sono caratterizzate da una risposta immunitaria alterata, in cui il sistema immunitario perde la capacità di riconoscere il “sé” e attacca i tessuti dell’organismo. Sempre più evidenze indicano che l’intestino rappresenti un nodo centrale nello sviluppo e nel mantenimento di questi processi, attraverso il cosiddetto asse intestino–sistema immunitario.
La dieta Paleo, riducendo l’esposizione a molecole potenzialmente pro-infiammatorie e favorendo alimenti ad alta densità nutrizionale, contribuisce a:
- diminuire l’attivazione del sistema immunitario
- sostenere la funzione della barriera intestinale
- ridurre la permeabilità intestinale (leaky gut)
- modulare la risposta infiammatoria sistemica
In molte condizioni autoimmuni, come tiroiditi, artrite reumatoide, sclerosi multipla o malattie infiammatorie intestinali, questo approccio può affiancare efficacemente i percorsi terapeutici tradizionali.
Neuroinfiammazione e asse intestino–cervello
La neuroinfiammazione rappresenta un altro ambito in cui la dieta Paleo mostra interessanti applicazioni. Il cervello è strettamente connesso all’intestino attraverso l’asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale che coinvolge il sistema nervoso, immunitario ed endocrino.
Un’alimentazione ricca di zuccheri raffinati, glutine, additivi e grassi industriali può favorire processi infiammatori a livello cerebrale, contribuendo a disturbi cognitivi, affaticamento mentale, alterazioni dell’umore e peggioramento di patologie neurologiche. La dieta Paleo, riducendo questi stimoli e favorendo nutrienti antinfiammatori come omega-3, antiossidanti e micronutrienti essenziali, sostiene la salute neuronale e contribuisce a migliorare la resilienza del sistema nervoso.
Un approccio funzionale e personalizzato
In ottica di medicina funzionale, la dieta Paleo non viene proposta come schema rigido, ma come modello flessibile da adattare alla storia clinica, alla tolleranza individuale e allo stato infiammatorio del paziente. In alcuni casi, può essere integrata con protocolli specifici (come l’AIP – Autoimmune Protocol) o modulata in base alla risposta clinica e ai parametri biochimici.
L’obiettivo non è la restrizione fine a sé stessa, ma il recupero della capacità dell’organismo di autoregolarsi, riducendo il carico infiammatorio e sostenendo i processi di guarigione. In questo contesto, la dieta diventa uno strumento terapeutico potente, capace di affiancare e potenziare gli interventi medici tradizionali.
La dieta Paleo, se correttamente impostata e personalizzata, rappresenta quindi un valido supporto nella gestione delle patologie autoimmuni e della neuroinfiammazione, contribuendo a migliorare la qualità della vita e a promuovere un equilibrio duraturo tra sistema immunitario, intestino e cervello.
La dieta Paleo, in un’ottica di medicina funzionale e di nutrizione clinica avanzata, rappresenta uno strumento terapeutico di grande interesse nel trattamento e nella prevenzione di numerose patologie croniche infiammatorie, in particolare quelle a base autoimmune e neuroinfiammatoria. Il suo razionale non è ideologico, ma fisiopatologico: agisce sui meccanismi biologici che sostengono l’infiammazione cronica, la disfunzione immunitaria e l’alterazione della barriera intestinale, elementi centrali nella genesi di molte malattie moderne.
Fondamenti fisiopatologici della dieta Paleo
La dieta Paleo si ispira all’alimentazione dell’uomo pre-agricolo, periodo in cui l’organismo umano si è evoluto geneticamente. Si basa sul consumo di alimenti non processati, naturalmente ricchi di nutrienti e privi di componenti potenzialmente infiammatorie. Tra gli alimenti privilegiati troviamo:
- verdure e ortaggi di stagione
- frutta a basso carico glicemico
- carne di buona qualità, pesce e uova
- grassi “buoni” come olio extravergine d’oliva, avocado, frutta secca
- erbe aromatiche e spezie
La dieta Paleo si fonda sull’eliminazione di alimenti che, per caratteristiche biochimiche e antigeniche, possono attivare risposte infiammatorie croniche o alterare la permeabilità intestinale. In particolare vengono esclusi:
- cereali contenenti glutine e prolammine (gliadina, ordeina, secalina)
- latticini (caseine e lattosio)
- legumi (lectine e saponine)
- zuccheri raffinati e alimenti ultraprocessati
- oli vegetali industriali ricchi in omega-6 ossidati
Queste sostanze sono note per la loro capacità di aumentare la permeabilità intestinale, stimolare la produzione di citochine pro-infiammatorie, attivare il sistema immunitario innato e favorire fenomeni di cross-reattività immunologica.
Parallelamente, la dieta Paleo è ricca di alimenti ad alta densità nutrizionale: proteine di elevata qualità biologica, grassi antinfiammatori (omega-3), micronutrienti essenziali (zinco, magnesio, selenio), vitamine liposolubili e composti bioattivi ad azione antiossidante. Questo assetto nutrizionale favorisce il ripristino della barriera intestinale, il riequilibrio del microbiota e la modulazione della risposta immunitaria.
Autoimmunità e infiammazione cronica
Le patologie autoimmuni sono caratterizzate da una risposta immunitaria alterata, in cui il sistema immunitario perde la capacità di riconoscere il “sé” e attacca i tessuti dell’organismo. Sempre più evidenze indicano che l’intestino rappresenti un nodo centrale nello sviluppo e nel mantenimento di questi processi, attraverso il cosiddetto asse intestino–sistema immunitario.
La dieta Paleo, riducendo l’esposizione a molecole potenzialmente pro-infiammatorie e favorendo alimenti ad alta densità nutrizionale, contribuisce a:
- ridurre l’attivazione del sistema immunitario
- sostenere la funzione della barriera intestinale
- ridurre la permeabilità intestinale (leaky gut)
- modulare la risposta infiammatoria sistemica
In molte condizioni autoimmuni, come tiroiditi, artrite reumatoide, sclerosi multipla e malattie infiammatorie croniche intestinali, questo approccio può affiancare efficacemente i percorsi terapeutici tradizionali.
Patologie autoimmuni: meccanismi e benefici documentati
Numerose patologie autoimmuni condividono un comune denominatore: la disfunzione della barriera intestinale (“leaky gut”), l’attivazione immunitaria cronica e la disregolazione dell’asse intestino–sistema immunitario. In questo contesto, la dieta Paleo può esercitare un ruolo terapeutico di supporto nei seguenti quadri:
Tiroiditi autoimmuni (Hashimoto e Basedow)
La riduzione dell’esposizione al glutine e a proteine cross-reattive (B caseine) può ridurre la stimolazione immunitaria tiroidea. Il miglioramento dell’assorbimento di micronutrienti chiave (selenio, zinco, ferro) contribuisce alla regolazione della funzione tiroidea e alla riduzione degli autoanticorpi.
Artrite reumatoide e spondiloartriti
L’eliminazione di alimenti pro-infiammatori e l’aumento dell’introito di acidi grassi omega-3 favoriscono una riduzione delle citochine infiammatorie (TNF-α, IL-6), con effetti positivi su dolore, rigidità articolare e infiammazione sistemica.
Malattie infiammatorie intestinali (IBD)
In condizioni come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, la dieta Paleo può contribuire a ridurre la permeabilità intestinale, modulare il microbiota e supportare la remissione clinica, affiancando la terapia farmacologica.
Psoriasi e dermatiti autoimmuni
La riduzione dell’infiammazione sistemica e del carico antigenico alimentare favorisce un miglior controllo delle manifestazioni cutanee, spesso correlate a disbiosi e disfunzione intestinale.
Neuroinfiammazione e asse intestino–cervello
Uno degli ambiti di maggiore interesse riguarda il ruolo della dieta Paleo nella modulazione della neuroinfiammazione. Il cervello è altamente sensibile allo stato infiammatorio sistemico e alla permeabilità intestinale. Un intestino disfunzionale può favorire il passaggio di endotossine nel circolo sanguigno, con conseguente attivazione microgliale e stress neuroinfiammatorio.
L’approccio Paleo, riducendo l’ingresso di molecole pro-infiammatorie e favorendo nutrienti neuroprotettivi (omega-3, vitamine del gruppo B, antiossidanti), risulta utile come supporto in condizioni quali:
- sclerosi multipla
- disturbi neurodegenerativi in fase iniziale
- sindrome da fatica cronica
- disturbi dell’umore associati a infiammazione (depressione infiammatoria, brain fog)
Un modello nutrizionale terapeutico personalizzabile
In ambito di medicina funzionale, la dieta Paleo non viene applicata in modo rigido, ma adattata alla specifica condizione clinica del paziente. Può evolvere verso protocolli più mirati come l’Autoimmune Protocol (AIP) o essere integrata con altre strategie nutrizionali, in funzione della risposta clinica e dei parametri laboratoristici. Il suo valore risiede nella capacità di agire a monte dei processi patologici, riducendo il carico infiammatorio, sostenendo la funzione immunitaria e favorendo un ambiente metabolico favorevole alla guarigione. In questo senso, la dieta Paleo rappresenta uno strumento terapeutico di grande rilevanza per il nutrizionista che opera in ambito funzionale, con l’obiettivo non solo di gestire i sintomi, ma di intervenire sulle cause profonde della malattia.


